Da Ignazio Badalì ricevo e pubblico
Si
è conclusa una campagna elettorale che sembrava non dovesse finire mai.
Iniziata presto, molto presto, ha subito l’interferenza delle elezioni europee
del 6/7 giugno dello scorso anno per poi procedere, nei mesi successivi, con
vicende alterne (ormai svanite nella memoria dei più) che l’esito di qualche
giorno fa avrà completamente sepolto.
Il responso degli elettori calabresi ha confermato che c’era effettivamente
nell’aria un’ansia di cambiamento che significava, ancor prima dell’emissione
del severo verdetto finale, una condanna senza appello per l’esperienza Loiero.
Come hanno sottolineato in tanti (non solo nel centrodestra), questa è stata
valutata come la peggiore continuazione dello
squallore targato Chiaravalloti. Nessuno pensava che si potesse fare di
peggio; il governatore appena licenziato ha espresso la genialità necessaria
per riuscirvi.
L’onda del cambiamento cavalcata da Scopelliti ha divelto le barriere e gli
intralci posti dalla conservazione più abietta. Da coloro che intendevano
preservare i loro privilegi anche a scapito della propria terra e della
propria gente. Incuriosisce questa inversione di ruoli. In Calabria abbiamo
una destra che si slancia verso il rinnovamento e una sinistra che
arretra disperatamente a presidio delle proprie posizioni (non
cambiando uomini, programmi e sistema di potere: infarcito di clientelismo e
spreco di risorse ad esclusivo vantaggio di amici ed altri sinistri figuri).
Dare sobrietà alle manifestazioni di giubilo è più che opportuno, perché le
condizioni in cui versa la nostra terra non incoraggiano di certo facili
entusiasmi. L’epilogo della recente tornata elettorale regionale
ha determinato i presupposti del cambiamento; per la sua traduzione
concreta servirà un impegno intenso e la capacità di espugnare “casa per casa”
le forti resistenze che, superato lo shock della disfatta, cercheranno
inevitabilmente di riorganizzarsi.
Bagnara stavolta è riuscita ad essere protagonista. Attirando su di se
l’attenzione dell’intera provincia e forse anche quella di qualche osservatore
posto oltre i limiti confinari reggini. Il ciclone Zappalà si è abbattuto
dapprima tra le mura amiche, in cui è avvenuta la genesi e la crescita del
fenomeno, per poi dispiegarsi sull’intero territorio provinciale,
senza escludere la città capoluogo che ha rappresentato addirittura la
chiave di volta per questa superba affermazione.
Nella nostra città l’effetto è stato devastante soprattutto per la sinistra
bagnarese che ha scoperto quanto fosse labile ed illusorio il dato registrato
alle europee, meno di un anno fa. Si disse allora che quel risultato era il
sintomo di un risveglio. Evidentemente era altro, anzi l’aver toccato
il peggior risultato di sempre è rivelatore di una perdurante atrofia di cui
si
nutriva più di qualche sospetto. Forse oggi è divenuto abbastanza chiaro
che quella campagna donò quei frutti semplicemente perchè la “raccolta”
fu consentita ed agevolata dal disimpegno di chi già meditava il colpo da
maestro. Si disse allora, in modo improvvido, che Zappalà era alle battute
finali, come l’altro ieri si diceva che il suo charme appariva ridimensionato
e pertanto avrebbe ottenuto modesti risultati sia in patria che fuori. Adesso
che la realtà si è presentata con le vesti di una dura debacle per i suoi
oppositori,
la strada di costoro si presenta in erta salita. Un tempo c’era qualcosa che
ti dava la forza di superare le esperienze meno brillanti delle
competizioni elettorali e ti consentiva di approntare la rivincita. Oggi che è
invalsa l’usanza di abbandonare chi perde o addirittura trasmigrare da lui per
andare in soccorso del vincitore (altro fenomeno diventato frequente), ho
l’impressione che per gli avversari del neo consigliere regionale si prospetti
un crepuscolo che preannuncia una profonda notte buia.
Sintonizzandomi con le mie recenti affermazioni: privilegiare i reali bisogni
della nostra comunità rispetto agli interessi particolari delle forze
politiche a cui ognuno di noi reputa di aderire, è intuitivo che
il lusinghiero successo ottenuto da colui che per 9 anni ha retto le sorti
della città, apre nuovi scenari capaci di corroborare le istanze e di
instillare fiducia in chi vuole perseguire una rinascita civica. Questa volta
è sicuro che lascerà lo scranno più importante di palazzo S. Nicola. Però le
opportunità che si schiudono per il futuro di
Bagnara sono di una valenza inusitata che meriterebbero l’accensione di un
cero alla Madonna e nel contempo dovrebbero consigliare di rimuovere i
residui intenti di una contrapposizione sterile alimentata da fattori
irrazionali che mal si conciliano con la volontà di dipanare i tanti nodi
irrisolti.
Quanti hanno maturato il convincimento che è indilazionabile un coinvolgimento
nell’impegno pubblico, dovrebbero cogliere l’aspetto positivo di quanto
avvenuto ed interpretare questo segnale come uno stimolo a
proseguire nell’opera di rinascita appena abbozzata. Non prevalga l’azione
corrosiva dell’invidia e l’alimentazione dei sentimenti più beceri che la
natura umana è capace di produrre. Se sapremo trarre soddisfazione dai
traguardi raggiunti piuttosto che dalle poltrone o dalle cariche conseguite,
potremo scrivere una pagina nuova nella storia evolutiva della nostra
collettività.
Seguo con interesse le proposte avanzate e i giudizi espressi da quanti
contribuiscono ad arricchire il manifesto che contiene ormai spunti rilevanti,
meritevoli di ulteriori approfondimenti che potrebbero fornire a chi di
competenza gli input realizzativi necessari.
Concordo con quanti sostengono che non si debba assegnare esclusivamente al
settore turistico il compito di produrre effetti che possano incidere, in
forma rilevante, a delineare un percorso di crescita socio-economica. Devo
immediatamente aggiungere però che il predetto settore è quello che più
facilmente ci consente, nel breve periodo, di ottenere qualche risultato
apprezzabile. E’ l’impegno meno gravoso e pertanto il punto più idoneo dal
quale iniziare, badando a non disattendere le varie connessioni che il
processo potrebbe fornire.
Un
centro che rivendica un ruolo importante e che punta a dispiegare le proprie
potenzialità in campo turistico, non può prescindere dal praticare un’adeguata
azione che sviluppi il concetto di accoglienza, portandolo ai limiti della
possibile estensione. Anzi è proprio questo l’aspetto iniziale e più
importante per chi intende intraprendere una consapevole ed incisiva
opera mirata all’impianto o allo sviluppo di tale settore economico. Se non
è possibile risolvere in 48 ore, varando un provvedimento, comportamenti
che rasentano il malcostume e che certamente non aiutano a centrare
l’obiettivo, altro è possibile fare, da subito, per incrementare l’offerta
turistica, sperando che successivamente si crei anche una cultura idonea che
permetta di implementare quanto le realizzazioni materiali possono nel
frattempo avviare.
Si sente spesso, da parte di volenterosi organizzatori di eventi, sparare
cifre in libertà per fissare un auspicato obiettivo di crescita per le loro
iniziative. Si dice: se l’altro anno abbiamo contato tot visitatori,
quest’anno puntiamo a migliorare il numero delle presenze. E si molla la
cifra desiderata che non trova alcun riscontro nei presupposti che
dovrebbero suffragarla. Esiste un limite fisico che vieta ai loro desideri di
tradursi in realtà. Si tratta semplicemente degli spazi di area urbana
destinati a parcheggio.
Se
desideriamo incrementare il numero dei visitatori non possiamo disinteressarci
delle aree da dedicare alla sosta dei loro veicoli, ben sapendo che è
l’automobile, se non l’unico, il mezzo di locomozione largamente
più utilizzato per giungere in città. Si potrebbe obiettare che sarebbe il
caso di pensare a delle soluzioni alternative. La cosa merita di essere
seriamente approfondita ma difficilmente sarà possibile disporre di una
soluzione efficace in tempi brevi.
L’altra soluzione che mi permetto di suggerire è l’inserimento di una linea di
parcheggi che corre da Martorano alla foce dello Sfalassà, inquadrata in un
progetto generale di riqualificazione del Lungomare. La via marina mantiene
ancora i tratti essenziali che rispondevano alle necessità di altre tipologie
di attività economiche, che nel frattempo hanno subito mutamenti anche per ciò
che concerne le aree di esercizio interessate, ed è, così come si presenta,
poco funzionale per poter costituire l’asse di un importante e moderno
progetto di rilancio turistico complessivo. Essendo la nostra località meta
turistica di quanti privilegiano le vacanze di mare, ampliare il sistema dei
parcheggi in prossimità del litorale significherebbe agire in sintonia con le
esigenze di gran parte dei visitatori. Ciò presuppone un rifacimento che deve
estendersi ulteriormente sull’arenile, predisponendo opportune opere di
contrasto all’azione dei marosi.
La
presenza del verde deve essere intensa, superando il criterio che affida ad
una rada teoria di palme, il compito di abbellire, con la loro triste
sporadicità. La predisposizione di esercizi commerciali correlati alla
presenza turistica dovrà essere incentivata, per presentare l’arteria urbana
in questione con una configurazione idonea al soggiorno e non più
esclusivamente al transito. Tanti sono poi gli accorgimenti di dettaglio che
dovranno essere curati, ma di ciò si occuperà chi metterà mano alla
realizzazione dell’opera. Ne citerò una per tutte. Chiaramente quella che
ritengo essere la più importante.
Penso che la civiltà di un popolo si misura essenzialmente dalle cure che
dedica alle fasce più deboli. I bambini, gli anziani, i disabili sono i
soggetti che hanno il diritto di ricevere le maggiori attenzioni. Sarebbe
quindi opportuno predisporre con criterio, ad esempio in corrispondenza degli
accessi in spiaggia, gli scivoli per consentire a tutti coloro che lo
desiderano di poter autonomamente fruire dell’arenile. Sperando di non vedere
i predetti scivoli ostruiti da qualche autovettura in sosta.
Ignazio Badalì