BAGNARA CALABRA

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La svolta

di Ignazio Badalì

02/04/2010
qui dal 02/04/2010

Da Ignazio Badalì ricevo e pubblico

 

Si è conclusa una campagna elettorale che sembrava non dovesse finire mai. Iniziata presto, molto presto, ha subito l’interferenza delle elezioni europee del 6/7 giugno dello scorso anno per poi procedere, nei mesi successivi, con vicende alterne (ormai svanite nella memoria dei più) che l’esito di qualche giorno fa avrà completamente sepolto.
Il responso degli elettori calabresi ha confermato che c’era effettivamente nell’aria un’ansia di cambiamento che significava, ancor prima dell’emissione del severo verdetto finale, una condanna senza appello per l’esperienza Loiero. Come hanno sottolineato in tanti (non solo nel centrodestra), questa è stata valutata come la peggiore continuazione dello 
squallore targato Chiaravalloti. Nessuno pensava che si potesse fare di peggio; il governatore appena licenziato ha espresso la genialità necessaria per riuscirvi.
L’onda del cambiamento cavalcata da Scopelliti ha divelto le barriere e gli intralci posti dalla conservazione più abietta. Da coloro che intendevano preservare i loro privilegi anche a scapito della propria terra e della propria gente. Incuriosisce questa inversione di ruoli. In Calabria abbiamo una destra che si slancia verso il rinnovamento e una sinistra che 
arretra disperatamente a presidio delle proprie posizioni (non cambiando uomini, programmi e sistema di potere: infarcito di clientelismo e spreco di risorse ad esclusivo vantaggio di amici ed altri sinistri figuri).
Dare sobrietà alle manifestazioni di giubilo è più che opportuno, perché le condizioni in cui versa la nostra terra non incoraggiano di certo facili entusiasmi. L’epilogo della recente tornata elettorale regionale ha determinato i presupposti del cambiamento; per la sua traduzione concreta servirà un impegno intenso e la capacità di espugnare “casa per casa” le forti resistenze che, superato lo shock della disfatta, cercheranno inevitabilmente di riorganizzarsi. 


Bagnara stavolta è riuscita ad essere protagonista. Attirando su di se l’attenzione dell’intera provincia e forse anche quella di qualche osservatore posto oltre i limiti confinari reggini. Il ciclone Zappalà si è abbattuto dapprima tra le mura amiche, in cui è avvenuta la genesi e la crescita del fenomeno, per poi dispiegarsi sull’intero territorio provinciale, 
senza escludere la città capoluogo che ha rappresentato addirittura la chiave di volta per questa superba affermazione. 
Nella nostra città l’effetto è stato devastante soprattutto per la sinistra bagnarese che ha scoperto quanto fosse labile ed illusorio il dato registrato alle europee, meno di un anno fa. Si disse allora che quel risultato era il sintomo di un risveglio. Evidentemente era altro, anzi l’aver toccato il peggior risultato di sempre è rivelatore di una perdurante atrofia di cui si 
nutriva più di qualche sospetto. Forse oggi è divenuto abbastanza chiaro che quella campagna donò quei frutti semplicemente perchè la “raccolta” fu consentita ed agevolata dal disimpegno di chi già meditava il colpo da maestro. Si disse allora, in modo improvvido, che Zappalà era alle battute finali, come l’altro ieri si diceva che il suo charme appariva ridimensionato e pertanto avrebbe ottenuto modesti risultati sia in patria che fuori. Adesso che la realtà si è presentata con le vesti di una dura debacle per i suoi oppositori, 
la strada di costoro si presenta in erta salita. Un tempo c’era qualcosa che ti dava la forza di superare le esperienze meno brillanti delle competizioni elettorali e ti consentiva di approntare la rivincita. Oggi che è invalsa l’usanza di abbandonare chi perde o addirittura trasmigrare da lui per andare in soccorso del vincitore (altro fenomeno diventato frequente), ho l’impressione che per gli avversari del neo consigliere regionale si prospetti un crepuscolo che preannuncia una profonda notte buia. 


Sintonizzandomi con le mie recenti affermazioni: privilegiare i reali bisogni della nostra comunità rispetto agli interessi particolari delle forze politiche a cui ognuno di noi reputa di aderire, è intuitivo che il lusinghiero successo ottenuto da colui che per 9 anni ha retto le sorti della città, apre nuovi scenari capaci di corroborare le istanze e di instillare fiducia in chi vuole perseguire una rinascita civica. Questa volta è sicuro che lascerà lo scranno più importante di palazzo S. Nicola. Però le opportunità che si schiudono per il futuro di 
Bagnara sono di una valenza inusitata che meriterebbero l’accensione di un cero alla Madonna e nel contempo dovrebbero consigliare di rimuovere i residui intenti di una contrapposizione sterile alimentata da fattori irrazionali che mal si conciliano con la volontà di dipanare i tanti nodi irrisolti.
Quanti hanno maturato il convincimento che è indilazionabile un coinvolgimento nell’impegno pubblico, dovrebbero cogliere l’aspetto positivo di quanto avvenuto ed interpretare questo segnale come uno stimolo a proseguire nell’opera di rinascita appena abbozzata. Non prevalga l’azione corrosiva dell’invidia e l’alimentazione dei sentimenti più beceri che la natura umana è capace di produrre. Se sapremo trarre soddisfazione dai traguardi raggiunti piuttosto che dalle poltrone o dalle cariche conseguite, potremo scrivere una pagina nuova nella storia evolutiva della nostra collettività. 

 

Seguo con interesse le proposte avanzate e i giudizi espressi da quanti contribuiscono ad arricchire il manifesto che contiene ormai spunti rilevanti, meritevoli di ulteriori approfondimenti che potrebbero fornire a chi di competenza gli input realizzativi necessari. 
Concordo con quanti sostengono che non si debba assegnare esclusivamente al settore turistico il compito di produrre effetti che possano incidere, in forma rilevante, a delineare un percorso di crescita socio-economica. Devo immediatamente aggiungere però che il predetto settore è quello che più facilmente ci consente, nel breve periodo, di ottenere qualche risultato apprezzabile. E’ l’impegno meno gravoso e pertanto il punto più idoneo dal quale iniziare, badando a non disattendere le varie connessioni che il processo potrebbe fornire.

Un centro che rivendica un ruolo importante e che punta a dispiegare le proprie potenzialità in campo turistico, non può prescindere dal praticare un’adeguata azione che sviluppi il concetto di accoglienza, portandolo ai limiti della possibile estensione. Anzi è proprio questo l’aspetto iniziale e più importante per chi intende intraprendere una consapevole ed incisiva opera mirata all’impianto o allo sviluppo di tale settore economico. Se non è possibile risolvere in 48 ore, varando un provvedimento, comportamenti che rasentano il malcostume e che certamente non aiutano a centrare l’obiettivo, altro è possibile fare, da subito, per incrementare l’offerta turistica, sperando che successivamente si crei anche una cultura idonea che permetta di implementare quanto le realizzazioni materiali possono nel frattempo avviare. 
Si sente spesso, da parte di volenterosi organizzatori di eventi, sparare cifre in libertà per fissare un auspicato obiettivo di crescita per le loro iniziative. Si dice: se l’altro anno abbiamo contato tot visitatori, quest’anno puntiamo a migliorare il numero delle presenze. E si molla la cifra desiderata che non trova alcun riscontro nei presupposti che dovrebbero suffragarla. Esiste un limite fisico che vieta ai loro desideri di tradursi in realtà. Si tratta semplicemente degli spazi di area urbana destinati a parcheggio.

 

Se desideriamo incrementare il numero dei visitatori non possiamo disinteressarci delle aree da dedicare alla sosta dei loro veicoli, ben sapendo che è l’automobile, se non l’unico, il mezzo di locomozione largamente più utilizzato per giungere in città. Si potrebbe obiettare che sarebbe il caso di pensare a delle soluzioni alternative. La cosa merita di essere seriamente approfondita ma difficilmente sarà possibile disporre di una soluzione efficace in tempi brevi.

L’altra soluzione che mi permetto di suggerire è l’inserimento di una linea di parcheggi che corre da Martorano alla foce dello Sfalassà, inquadrata in un progetto generale di riqualificazione del Lungomare. La via marina mantiene ancora i tratti essenziali che rispondevano alle necessità di altre tipologie di attività economiche, che nel frattempo hanno subito mutamenti anche per ciò che concerne le aree di esercizio interessate, ed è, così come si presenta, poco funzionale per poter costituire l’asse di un importante e moderno progetto di rilancio turistico complessivo. Essendo la nostra località meta turistica di quanti privilegiano le vacanze di mare, ampliare il sistema dei parcheggi in prossimità del litorale significherebbe agire in sintonia con le esigenze di gran parte dei visitatori. Ciò presuppone un rifacimento che deve estendersi ulteriormente sull’arenile, predisponendo opportune opere di contrasto all’azione dei marosi.

La presenza del verde deve essere intensa, superando il criterio che affida ad una rada teoria di palme, il compito di abbellire, con la loro triste sporadicità. La predisposizione di esercizi commerciali correlati alla presenza turistica dovrà essere incentivata, per presentare l’arteria urbana in questione con una configurazione idonea al soggiorno e non più esclusivamente al transito. Tanti sono poi gli accorgimenti di dettaglio che dovranno essere curati, ma di ciò si occuperà chi metterà mano alla realizzazione dell’opera. Ne citerò una per tutte. Chiaramente quella che ritengo essere la più importante.

Penso che la civiltà di un popolo si misura essenzialmente dalle cure che dedica alle fasce più deboli. I bambini, gli anziani, i disabili sono i soggetti che hanno il diritto di ricevere le maggiori attenzioni. Sarebbe quindi opportuno predisporre con criterio, ad esempio in corrispondenza degli accessi in spiaggia, gli scivoli per consentire a tutti coloro che lo desiderano di poter autonomamente fruire dell’arenile. Sperando di non vedere i predetti scivoli ostruiti da qualche autovettura in sosta. 
Ignazio Badalì